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Nel fissaggio industriale, le viti automaschianti e quelle autoformanti vengono spesso considerate come elementi equivalenti. Si tratta, però, di due viti profondamente diverse, con scopi e modalità di utilizzo specifici ma differenti. Conoscerne la differenza è fondamentale per scegliere il componente corretto, così da evitare danneggiamenti dei materiali e ottimizzare, poi, i processi di assemblaggio.


Le viti autoformanti (come, per esempio le DIN 7500) sono progettate per creare la filettatura nel materiale tramite deformazione plastica. Ma come funzionano? Vengono inserite in un foro pilota non filettato. La particolare geometria del filetto “modella” il materiale a freddo che si deforma e prende la forma del filetto stesso della vite.

Caratteristiche:

  • Producono una filettatura molto resistente, più robusta di molte maschiature tradizionali
  • Sono ideali per materiali metallici duttili:
    • acciai dolci
    • alluminio
    • leghe leggere
    • lamierino
  • Offrono una tenuta eccellente contro vibrazioni e allentamenti
  • Permettono montaggio veloce, senza operazioni preliminari di maschiatura
  • Possono essere svitate e reinserite con buona ripetibilità.

Quando usarle

  • Assemblaggi metallici leggeri
  • Produzione in serie con linee automatiche
  • Componenti soggetti a vibrazioni
  • Strutture che richiedono filetti resistenti ma rapidi da realizzare.

Le viti automaschianti (autofilettanti) sono progettate per tagliare una filettatura nel materiale, rimuovendo proprio parte del materiale durante l’inserimento. Ma come funzionano? Penetrano nel materiale grazie a una punta appuntita o autoforante. Il filetto ha spigoli affilati che asportano truciolo, creando la sede filettata. Così, il materiale rimosso permette alla vite di inserirsi facilmente.

Caratteristiche

  • Ideali per materiali meno duttili o che non si prestano alla deformazione plastica, come:
    • plastiche
    • legno
    • resine
    • lamierini sottili
    • materiali compositi
  • Disponibili in molte geometrie di punta per adattarsi al materiale
  • Meno resistenti alle vibrazioni rispetto alle autoformanti (gioco maggiore nel filetto)
  • Generalmente più facili da avvitare ma meno stabili nel lungo periodo.

Quando usarle

  • Montaggi su plastica e materiali eterogenei
  • Assemblaggi dove l’asportazione di materiale è preferibile alla deformazione
  • Riparazioni rapide o lavori su strutture leggere.
AspettoVITI AUTOFORMANTIVITI AUTOMASCHIANTI
Principio di funzionamentoDeformazione plastica del materialeAsportazione di materiale (taglio)
Materiali indicatiMetalli duttili (acciaio dolce, alluminio)Plastica, legno, compositi, lamierino
Foro pilotaSempre necessario e calibratoPuò essere richiesto o già integrato nella punta
Resistenza del filettoMolto elevata e compattaDipende dal materiale, generalmente inferiore
Tenuta alle vibrazioniEccellenteBuona ma spesso necessita di elementi aggiuntivi
RiutilizzoPossibile più volteLimitato, rischio di usura del foro
Coppia di serraggioPiù elevataModerata, per evitare danneggiamenti
Velocità di assemblaggioMolto altaAlta (specie con punte autoforanti)

Di seguito condividiamo qualche indicazione per guidarvi nella scelta corretta.

Scegli viti autoformanti se:

  • lavori su metallo
  • vuoi eliminare la maschiatura
  • hai bisogno di alta resistenza e nessun rischio di allentamento
  • il prodotto è assemblato in linea automatizzata.

Scegli viti automaschianti se:

  • lavori con plastiche o materiali non duttili;
  • la priorità è la facilità di avvitamento;
  • ti serve una soluzione universale e versatile;
  • devi creare filetti su spessori sottili.

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