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In architettura, i progetti contemporanei danno lo stesso valore sia alla struttura che alla parte esterna. Parti come le facciate, i frangisole, le pensiline, gli ingressi, gli ascensori sono diventati delle superfici narrative. Proprio per questo viene sempre più utilizzato l’acciaio inox colorato, in grado di fornire all’opera una propria identità specifica, senza però rinunciare alla resistenza, all’igiene e al bisogno di poca manutenzione.


La prima domanda da porsi è “cosa si intende per acciaio inox colorato”? Sono lamiere e componenti in acciaio inossidabile la cui superficie assume una tonalità come quella dell’oro, del bronzo, del nero, del blu, dello champagne, ecc.. Questa colorazione, ovviamente, si ottiene grazie a trattamenti di superficie che non vanno a snaturare la base metallica. Ma quali sono questi processi? In architettura vengono usati solitamente:

PVD (PHYSICAL VAPOUR DEPOSITION)

Il processo PVD eposizione sottovuoto di un film sottilissimo che conferisce colore e incrementa durezza e resistenza all’usura sulla lamiera.

  • Spessore film indicativo: 0,5–3 μm
  • Durezza superficiale elevata: nell’ordine di >1800 HV, a seconda del ciclo
COLORAZIONE ELETTROCHIMICA “A INTERFERENZA” (PROCESSO INCO)

Il processo INCO prevede una crescita/variazione controllata dello strato di ossido naturale dell’inox, con colore generato da interferenza ottica (effetto leggermente cangiante a seconda di luce e angolo).

  • finitura descritta come UV resistant e durevole (nelle offerte industriali)
  • con resistenza termica indicata fino a circa 200°C in alcune specifiche commerciali.

A seconda del processo che viene utilizzato per realizzare il pezzo in acciaio inox colorato, si ottiene una resa differente.

  • Colore che non è vernice (o comunque non solo)
    • Colorazione a interferenza INCO: il colore è legato alla modifica dello strato di ossido dell’acciaio e non richiede pitture o rivestimenti organici.
    • PVD: si crea un rivestimento superficiale depositato in camera a vuoto.
  • Effetto materico
    • PVD: mantiene la finitura di partenza (es. lucida, satinata, micropallinata, rigidizzata, decorata, ecc..) aggiungendo, però, la tonalità
    • INCO: anche qui viene mantenuta la finitura di base, con possibili variazioni di colore e luminosità in funzione della riflettività del materiale di partenza.
  • Prestazioni per ambienti reali interni o esterni
    • Per l’edilizia conta la scelta corretta della lega: la famiglia austenitica (le classiche 1.4301/304 e 1.4404/316L) è “workhorse” per costruzioni grazie a formabilità e saldabilità, con 316/316L preferibile quando l’ambiente è più aggressivo (cloruri, costa, atmosfere industriali).

In architettura la finitura è funzionale, non solo estetica. Un materiale molto lucido può esaltare il colore ma evidenziare impronte; una satinatura può mascherare microsegni; una rigidizzazione migliora resistenza a ondulazioni e urti. Ma quando scegliere un processo per colorare l’acciaio inox o l’altro?

PROCESSO PVD

Il PVD può essere applicato su molte finiture (es. lucida a specchio, satinata, scotch brite, micropallinata, rigidizzata, decorata, ecc..), mantenendo l’impronta estetica di partenza, un vantaggio enorme quando si vuole controllare riflessione e texture. Ha una resistenza a usura/graffi/abrasioni e una buona tenuta agli agenti atmosferici (es. UV, piogge, nebbia salina) a seconda del sistema e della corretta specifica. E’ perfetto per ascensori, retail, hospitality, ingressi, controsoffitti e rivestimenti interni ma anche per involucri esterni quando il capitolato è ben impostato (lega + finitura + trattamento + posa).

PROCESSO INCO

L’INCO, invece, può colorare anche superfici pattern rolled e può essere combinato con incisioni/etching ma la resa può variare leggermente in base alla base. E’ ideale per applicazioni ad alto contatto (come maniglie, portali, ascensori, reception) anche insieme ad un trattamento anti fingerprint, disponibile sia su finiture INCO sia su finiture satinate PVD con nanotecnologie. Questo processo dona all’acciaio un aspetto iridescente/cangiante molto architettonico (cambia con luce e angolo) ecco perché è perfetto per facciate e rivestimenti dove si cerca una “pelle” viva, con vibrazioni cromatiche, progetti iconici o dove l’effetto interferenza è parte dell’identità visiva.


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