disidratazione dei fanghi
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Disidratazione dei Fanghi: Metodi Termici, Naturali e Artificiali.

Negli
impianti di depurazione o di potabilizzazione, lo smaltimento dei fanghi
provenienti dalla linea fanghi avviene secondo uno specifico trattamento per
ridurne il tenore di acqua.


Trattamenti di disidratazione. Come
avvengono?

Il trattamento di disidratazione dei fanghi (che avranno così una consistenza semisolida) è volto a facilitarne le operazioni di smaltimento o di incenerimento. In quest’ultimo caso, la deacquificazione del fango ne aumenta il potere calorifico. Ci sono diversi metodi per la disidratazione, da quelli naturali (come l’essiccamento naturale su dei letti) a quelli artificiali con apparecchiature meccaniche (come la filtrazione e la centrifugazione), passando anche per quelli termici. I più utilizzati, per esempio, sono la centrifugazione e la filtropressatura. Contrariamente alla filtrazione sotto vuoto che richiede dei costi di gestione elevati.

Disidratazione dei fanghi: vediamo insieme i metodi naturali e artificiali.

METODI NATURALI

Letti di essiccamento:

  • vasche poco profonde, riempite di materiale drenante sul quale
    viene poggiato il fango
  • per percolazione e per evaporazione naturale l’acqua viene fatta
    drenare.

METODI ARTIFICALI

Filtrazione:

  • il fango passa attraverso un mezzo filtrante che trattiene la
    parte solida e lascia passare quella liquida
  • utilizzando filtri sotto vuoto e sotto pressione.

E quelli termici..

METODI TERMICI

Essiccamento:

  • il fango viene portato ad una temperatura di max 180°C, che
    permette all’acqua interstiziale e capillare di fuoriuscire. Questo avviene
    mediante il contatto del fango con un fluido caldo (vapore o olio diatermico)
  • Il fango diventa secco e sterile, mantenendo intatte le sue
    caratteristiche organiche (la provenienza del fango, quindi, incide sul
    riutilizzo dello stesso dopo la lavorazione)
  • Questo metodo ha costi elevati.

Incenerimento:

  • Il processo comprende una prima essiccazione (riscaldando il fango
    a 100°C, facendo così evaporare l’acqua) e una successiva combustione delle
    sostanze organiche
  • Questa tecnica produce la completa ossidazione delle sostanze
    organiche con produzione di un residuo fisso e la
    massima riduzione del volume dei residui da smaltire.
  • Un problema, invece, sono i
    costi elevati.

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